Non andare cercando quale sorte il destino ha assegnato a me, a te; non consultare i maghi d'Oriente. E' meglio - vedi - non sapere; è meglio sopportare quello che verrà. Forse molti anni ancora stanno davanti a noi; forse questo inverno, che le onde del tirreno fiacca su la scogliera, è l'ultimo. Ma tu ragiona, vivi felice, e, poiché breve è la nostra vicenda, non inseguire i sogni di un futuro lontano. Ecco, mentre noi parliamo, il tempo invidioso se ne va. Cogli questo giorno che fugge, e non fidarti mai del domani.
(da Orazio, Odi, I, II)

sabato 23 agosto 2014

Scritto di notte, Ettore Sottsass

Ho letto un libro che mi somiglia molto. Si tratta di un racconto autobiografico. L'autore è Ettore Sottsass, architetto del design contemporaneo. No, io non sono architetto. Ma alcuni suoi pensieri sono anche i miei. Quelli sulle parole, ad esempio, che vanno curate e rispettate. Sulla televisione, strumento abusato. Sulla politica ignorante che non conosce alternative alla guerra. Sulla guerra che non può essere la soluzione. Sui discorsi che invece hanno in sé le tecniche delle soluzioni. Sulla vita, luogo affollato di addii necessari. Sulla violenza che viene usata da chi ha paura, alla fine. Sui libri, che è meglio leggerli, non si sa mai. Sulla infelicità di dover partecipare ad alcune cretinerie per formalità. Sull'integralismo illusorio di voler salvare il mondo. Sull'amore platonico per la montagna e il mare. Sulla sensazione di vivere in un mondo volgare, violento, traditore. Ma soprattutto volgare. 
Una vita straordinaria, quella di Ettore Sottsass. E l'ha vissuta come una specie di isterismo soltanto perchè c'era, la vita. Mai un programma che ricomprendesse il futuro. 
Il suo racconto, a episodi sparsi, senza un preciso ordine pensato, copre quasi tutto il novecento. Tutti i suoi novant'anni. Sembra che le cose gli accadono dal nulla. I maestri speciali, la guerra, il matrimonio, la malattia e la guarigione, i viaggi in un'epoca non ancora rappresaglia del turismo di massa, i personaggi che contavano e quasi snobava, le donne, l'amore. Non inseguiva l'arte lui, neppure l'eternità. La sua grandezza è stata la ricerca del provvisorio, trovare figure adatte al momento che poi sarebbero state invase da altre figure. 
Una buona scrittura, quella di Ettore Sottsass. Morbida. Silenziosa. Si sente l'intimità della notte.