Non andare cercando quale sorte il destino ha assegnato a me, a te; non consultare i maghi d'Oriente. E' meglio - vedi - non sapere; è meglio sopportare quello che verrà. Forse molti anni ancora stanno davanti a noi; forse questo inverno, che le onde del tirreno fiacca su la scogliera, è l'ultimo. Ma tu ragiona, vivi felice, e, poiché breve è la nostra vicenda, non inseguire i sogni di un futuro lontano. Ecco, mentre noi parliamo, il tempo invidioso se ne va. Cogli questo giorno che fugge, e non fidarti mai del domani.
(da Orazio, Odi, I, II)

domenica 16 dicembre 2012

Il tempo è un dio breve, incontro d'autore

Abbiamo già incontrato Mariapia Veladiano circa due anni fa in occasione del suo esordio La vita accanto, e fu dono. La incontriamo ancora col suo nuovo libro, Il tempo è un dio breve, sabato 19 gennaio 2013. 
 Dalle 16 in via Lame 116 a Bologna.

giovedì 13 dicembre 2012

L'eredità dei corpi, Marco Porru


L'eredità dei corpi sarebbe stata interessante discuterla con l'autore. Quasi stava per succedere, se non avesse preso un aereo per Roma anziché per Bologna.

Sono due adolescenti i personaggi di cui discutiamo stasera io, Maria, Lucia, Elisabetta, Marco, B.Lavinia, Sarah, Elke, Luigi, Luisa e Lorenzo.
Uno, Raniero, con una malattia che gli deturpa il corpo; l'altro, Gabriele, con un peso che non riesce a ricordare e la vita che gli fa schifo. Poi c'è Rosaria, zia di Raniero, ma che gli fa da madre visto che quella vera è in una casa di cura.
La scrittura di questa storia è un po' acerba, è vero che l'autore è giovane e che si tratta di un esordio, ma i fatti narrati offrono esistenze senza risparmio, fatte di fragilità, violenze, sofferenze e solitudini. Manca però la rabbia, è intollerabile questa assenza. Non averne trovata neppure nella scena della spiaggia. Mi sono arrabbiata molto, io. Anche Marco. Ci si aspettava che Gabriele esplodesse nella violenza per difendere l'amico. Ma, come dice Maria, lui alla fine minimizzava tutto, mentre è Raniero il personaggio più complesso. Oppure può non aver avuto una visione di violenza, ma semplicemente una scena tra adulti che l'aveva disgustato, o ingelosito, dipende. Perché in realtà Gabriele è stracolmo di rabbia, nota Sarah, solo che non riesce ad agirla perché non ricorda il terribile segreto che lo tiene insonne. Così si concentra sull'amico, non riuscendo a farlo su se stesso.
Lorenzo ci chiede ragione del titolo. Secondo Maria perché il corpo malato condiziona la vita di Raniero, il corpo voglioso di Rosaria focalizza la vita solo nella sessualità, quello seduttivo di Gabriele dovrebbe solo schiudersi alla felicità. Secondo Sarah perché nasci con una eredità che però puoi riscattare, non necessariamente dei corpi. Raniero prende coscienza del proprio corpo, si libera dell'eredità, e se ne va.
Interessante invece capire perché Rosaria è così. Se è stata abusata oppure solo disprezzata. Siamo tutti concordi nel ritenere che Rosaria sia il personaggio meglio caratterizzato. Anche che sia stata una buona madre per Raniero, ma non avrebbe dovuto mentirgli su suo padre e sullo zio.
Elke ha avuto ansia per tutta la lettura del libro, soprattutto perché le è parso che il papà di Gabriele faceva sforzi solo perché li doveva fare. Il figlio non l'aveva mai accettato. Il mondo degli adulti ha difficoltà a rapportarsi con l'età adolescenziale, mentre dovrebbe far memoria di esserci passato, conclude Marco.
Simona è una creatura magica del libro, meno male!
Il finale è aperto. Forse perché, come dice Maria, si racconta di adolescenti che hanno tutta la vita davanti. Per quasi tutti è un finale ottimista. Luigi si è incuriosito.

Grazie, e un nuovo augurio

Bellissima serata con L'eredità dei corpi e i saluti, grazie!

Grazie a Luigi per averci sorpreso.

Grazie a Marco per aver scongiurato la riunione di lavoro.

Grazie a Lorenzo appena rientrato da un viaggio poco leggero.

Grazie a tutte le donne presenti che mi perdoneranno se coccolo di più gli uomini.

Un abbraccio!

sabato 8 dicembre 2012

Avventure della ragazza cattiva, Mario Vargas Llosa

La storia è quella di Ricardito, irrimediabilmente innamorato di una niña mala per oltre trent'anni. E' lo stesso protagonista a raccontarla, con un sottofondo di commiserazione che chiede al lettore indulgenza, solidarietà e nuova commiserazione. 
Io non l'ho amata la  niña mala al contrario di Ricardito, neppure lui a dire il vero. Ho apprezzato, questo sì, la sua capacità di restare vivo ad ogni abbandono, pur senza cuiosità della vita. Non mi è parso amore, il loro. Eppure sarà lei, la niña mala, infine a dar vita al sogno inconfessato di Ricardo: scrivere. Con una richiesta diretta, quelle che in amore si possono fare. 
Nella storia mi sono piaciute le coincidenze pedanti che portavano i due a incontrarsi in ogni angolo del mondo. Mi è piaciuto Arquimedes e il realismo magico sudamericano. Mi è piaciuto lo stile, mai volgare, con un giro di parole sempre elgante. 
Ho letto le varie ipotesi di traduzione per niña mala. Ragazza cattiva, si legge da più parti. Ragazza malata, dico io, scegliendo la traduzione più assonante senza conoscere lo spagnolo. Vittima compiacente di un amore contorto, lei. A ricatto di una breve felicità, lui.

domenica 2 dicembre 2012

Come ho cominciato a leggere


Le domeniche sono complici di ricordi. Dev'essere il tempo lento. Poi un documento non trovato che cerco tra i libri. Tanto poi mi conosco. Scivolo su uno che non ha più la costa, è naturale che il documento che cerco non sia lì, troppo vecchio e pure imboscato dietro agli altri.

Era giugno del millenovecentottantasei e avevo undici anni. Con mia madre insistei per tornare a scuola, dovevo restituire il libro della biblioteca anche se non l'avevo neppure letto e non m'importava neanche, la scuola era finita. Non si poteva rientrare a scuola, i giorni del lutto non erano ancora finiti, ebbi in risposta. Avrei tenuto il libro con me e l'avrei restituito a settembre. Credo di ricordare perfettamente la mattina che ho aperto il libro per leggerlo, poi richiuderlo solo quando l'ebbi finito. Faceva veramente caldo. M'interessava quello che leggevo, sopratutto avevo scoperto che tra le pagine dei libri si nascondono vite adatte a noi. 

Senza famiglia di Hector Malot, il titolo del mio primo libro. Prima, per dovere scolastico, avevo solo letto brani dai sussidiari.
Dovrei rileggerlo il mio primo libro, ricordo solo il dramma di Remigio, la sua tenacia. E il lieto fine, meno male. Non come tanti libri di adesso che sembrano evitarlo il lieto fine, come fosse banale. Che poi va a finire che anche nella vita ci si convinca che sia banale...

A settembre non restituì il libro, nessuno me lo chiese e io non lo ricordai. Perdonatemi. Ma mi piace, ora, che all'interno riporti il timbro della Biblioteca Scuola Media Statale Dante Alighieri - Villa Castelli.

Edizioni Capitol Bologna, leggo sulla copertina logora. Quel Bologna dev'essere stato presagio già allora.

sabato 1 dicembre 2012

L'amore rubato, Dacia Maraini

Io l'ho adorata Dacia Maraini ne La lunga vita di Marianna Ucrìa. In quel libro credo d'aver trovato una delle più belle lettere d'amore di un uomo a una donna. E il ricordo di quell'uomo da solo mi basta a riscattare invece gli otto uomini raccontati ne L'amore rubato. Ho pianto su Anna, l'ultimo racconto. Per la sottomissione suicida, per la complicità del silenzio, per le colpe, per la possessività atavica, per l'ignoranza e l'arroganza. 
Dacia è straordinaria nel suo impegno. Si può sradicare questa cultura della possessività, si può. Quell'amore mio sussurrato nell'amore è giusto, ma lì deve restare. Se no è aberrazione. Eppoi ancora la convinzione malsana e inaffidabile che vis grata puellae tralasciando la saggezza, la dolcezza, la premura d'un corpo che parla, e ama. Una violenza è una violenza, accidenti! Ed è terribile l'insinuazione del godimento, anche da parte di giudici assennati che hanno l'impudicizia di chiedere se è stato provato piacere. Starò sognando. In quale altro reato penale ci si sogna di chiedere alla vittima se ha provato piacere? Non a un derubato, non a un truffato. A una donna violentata sì.
Sì. 
Stanotte ho voglia di rileggere la lettera di don Giacomo.