Non andare cercando quale sorte il destino ha assegnato a me, a te; non consultare i maghi d'Oriente. E' meglio - vedi - non sapere; è meglio sopportare quello che verrà. Forse molti anni ancora stanno davanti a noi; forse questo inverno, che le onde del tirreno fiacca su la scogliera, è l'ultimo. Ma tu ragiona, vivi felice, e, poiché breve è la nostra vicenda, non inseguire i sogni di un futuro lontano. Ecco, mentre noi parliamo, il tempo invidioso se ne va. Cogli questo giorno che fugge, e non fidarti mai del domani.
(da Orazio, Odi, I, II)

giovedì 27 maggio 2010

Giampiero Rigosi, incontro d'autore


Caro Giampiero,

dopo che Luigi t’ha chiesto se poteva darti del tu chiamandoti Giancarlo, io qui azzardo il caro perché ho deciso di scrivere il diario della serata che ci hai regalato sottoforma di lettera. E una lettera che si rispetti deve iniziare per caro. Pensa. Mi è venuto stamane in autobus. Già. Oltre che leggere, spesso scrivo in autobus, se trovo posto. Spessissimo ho scritto proprio lettere che poi durante la giornata diventavano mail, trascritte velocemente e furtivamente. A volte anche i resoconti delle serate di lettura. Anche un brevissimo racconto. Ed è particolare come effettivamente su un bus si sfiorino tante vite e una Vita resti a parte di quel crogiuolo di saliscendi, quella transumanza
 giornaliera di assonnati, svogliati, pensionati, che da una periferia all’altra attraversa la città. E neanche la guarda.
Ho scelto la lettera perché è ancora un bel modo di comunicare. Con alcune persone lo faccio se voglio davvero far dono di me. Con Letizia l’ho fatto. Coi miei fratelli. Con un Amore. Con  Maria a volte. Maria, la ricordi, sì? Arrabbiata perché hai scritto una sceneggiatura e non un romanzo. Però ad un certo momento ti guardava affascinata e temo che l’arrabbiatura sia rientrata. Probabilmente l’hai conquistata quando in maniera semplice hai detto che di scrivere senti il bisogno, che fare lo scrittore era per te un sogno irrealizzabile e semplicemente ti sei dovuto arrendere alla Fortuna che te l’ha concesso per mestiere, che di fare lo sceneggiatore potresti certamente fare a meno. O forse l’hai conquistata dicendo che hai fatto tanti lavori manuali proprio per lasciarti la mente libera. Ma sai che anche Erri, Erri De Luca, dice una cosa simile riguardo al suo essere scrittore? Che non pensava che l’avanzo della giornata lavorativa potesse trasformarsi in un modo di vivere? Lo sapevi? Come vedi anch’io a domande non scherzo. Per questo mi ha catturato l’interesse che hai per le domande, sul fatto che scrivi storie perché te ne fai tante e che se anche non trovi le risposte non è poi così importante. Ma sai che mi hai dato un’idea? Sembra tanto filosofeggiare e del resto tu filosofo sei, hai detto. Perché? quanto tempo ci hai messo a laurearti? Qui la domanda corretta da brava apprendista bolognese dovrebbe essere: quanto tempo ci hai messo a laurearti pure? Voi usate il pure, come altro, come tiro, come tante cose che usate solo voi. E che mi piacciono. Non solo a Katia, bolognese doc che ha amato Notturno bus riconoscendo la sua Bologna. E perché sua poi? se l’è mica comprata Bologna lei? Guarda, rischiavi anche di offenderla quando hai detto che tutte le periferie si somigliano e che o Bologna o Roma, come poi è stato per girare il film tratto dal tuo libro, non faceva molta differenza. Stavi scherzando, vero? Diciamo solo e semplicemente che Roma è una città cinematografica, ribadiscilo per bene, e che Bologna è una città….è una città. Insomma: non toccare Bologna a Katia. Neanche a Letizia per la verità. E neanche a Maria. Né a tutti gli altri, ché nessuno è bolognese ma tutti hanno scelto di esserlo. E neanche a me, se devo dirla tutta.
Sai qual è stata la bellezza della serata? Che tu stessi bene con noi. Che si vedeva che stavi bene. Sembrava che non volessi andartene e noi t’avremmo trattenuto, davvero. Il fatto di dirci delle cose così personali poi, di rievocare ad esempio davanti a persone sconosciute un momento intimo come può essere quello della paternità; o della precarietà finanziaria eppure avere la scelleratezza e lo sprezzo di un lavoro che i tuoi comprendevano e comprenderebbero ancora; di riferirti con tenerezza a quel tuo amico Lucio che poi è il nostro Paolo e chiederti davvero, lì, in mezzo a noi, perché nessuno lo considera se pure è bravo; ancora il ricordo quasi nostalgico della cartina ragnatela; eppoi come nasce Susy, sorridi della fusione che t’ha portato a questo personaggio ma sembri Francesco preso da pietà, dici di no come lui e vuoi farcelo credere ma non sei credibile, quanto meno idealmente, dopo che ti sei lasciato dire che stai bene e scrivi bene quando tutto quello che scrivi è intorno a te, anche Susy intorno a te verrebbe da dire; e ancora che sei pessimista e uno quasi lo direbbe con pudore con tutte le congiunture favorevoli; e che sei pigro denigrandoti apertamente quando uno direbbe che sgobba da mattina a sera; e che la vanità t’appartiene, a Giampiero scrittore sì; poi ti fai serio e ti preoccupa la vena necrofila della società e vuoi denunciarla e poco t’importa se sei impopolare; ti compiaci di saper osservare le donne e forse ti piacciono anche data la camicia bianca, larga, leggera, te l’ha prestata Paolo? Se avessi avuto una figlia si chiamerebbe Alice. Sai che mi son chiesta in quanti che ti conoscono lo sanno?
Vedi, Giampiero, potrei rendicontare tutto della serata perché sono veloce e dettagliata negli appunti e mi è piaciuta la citazione di Nabokov dove Dio è nei dettagli. Mi sento sollevata, non mi sentirò più d’aver fatto subire le mie lungaggini a chi mi legge. Neanche con te, ora. E mi chiedo come ho fatto a perdermi una citazione del genere! Sì, potrei ripetere che d’estate ti ritrovi con altri colleghi e leggete quello che state scrivendo, che è stata Simona Vinci ad illuminarti sulla lunghezza ieratica del primordiale ora dell’incontro, che Tolstoj è il tuo scrittore preferito, che sei finito a collaborare con Faenza perché lui t’ha contattato per farci un film su Notturno Bus, che per il cinema americano è bibbia osannare dall’alfa all’omega un personaggio, anche apocalittico, che l’idea di un racconto ritmato ti è valsa la pubblicazione nella collana Ritmi poi Stile Libero, che ti piacciono i cambi di visuale nella letteratura come nel cinema, che internet è stato un sollievo alla tua pigrizia, che facevi un laboratorio di scrittura autogestita con Lucarelli e Fois, che Loriano Machiavelli è convinto che i soldi arrivano quando se ne ha bisogno, che tu eri convinto di passarci due anni con i sedici milioni di lire della tua liquidazione e dell’anticipo della casa editrice, che Palmieri non è morboso o se è morboso è un dongiovanni lirico, che la tua compagna pensa che Leila sia mascolina pur essendo bellissima, che hai scritto delle canzoni, che ti piace scrivere a mano, che rileggi molto, che al momento hai due pile di libri sul tuo tavolo di lavoro ma non c’è il Conte di Montecristo, che un tuo amico scarso lettore si cimentava sul Principe di Machiavelli e ti fece togliere tutti gli aggettivi dal tuo romanzo ma che pensi che le persone care manchino di obiettività, che spesso prendi in giro l’ispirazione e la pigrizia facendo finta di prendere appunti, che c’è uno che scrive per te mentre dormi, che non avevi notato la ricorrenza del nome Giada nei personaggi delle due bambine, che i racconti sono istantanee e il romanzo può accogliere tutti i generi, che il regista non vuole attenzione al dettaglio e tu invece per far mangiare un piatto di spaghetti alla povera Clara hai superato anche Kubrick in Odissea 2001 nello spazio, che nel tuo prossimo lavoro ci sarà un affollamento di personaggi di cui conosci già i nomi che vanno da Mirca, a Letizia, a Lorenzo, ad Alberto, a Katia, a Chiara, a Rosanna, a Maria, a Barbara, a Luigi, a Natalia, a Gianluca, a Cristiana, a Simone, a Vita.
Insomma, Giampiero, vuoi davvero che ti dica tutto ciò? Facciamo che lo sai già e arrivo alla fine di questa lettera bislacca e così come ho iniziato chiudo con un azzardo. La serata che ci hai regalato ha superato quella con Gianrico. L’ho detto! I paragoni non si fanno, lo so, gli amori spesso finiscono quando se ne fanno, ma come faccio a farti capire la bellezza della serata? Dopo che nel precedente diario sei inciampato nella mia causa di beatificazione di Gianrico Carofiglio?
Grazie davvero, Giampiero, a presto.



mercoledì 26 maggio 2010

La Vita Giocata

...quando aveva trent'anni pensava di poter aggiustare un pezzo di mondo, sentiva nelle vene il coraggio di giocarsi la vita. Adesso che è vecchio, gli è cresciuta dentro una paura terribile di crepare.

( Notturno Bus di Giampiero Rigosi )

lunedì 10 maggio 2010

Notturno Bus di Giampiero Rigosi

Una buona scusa per uscire in orario dall’ufficio finalmente, l’incontro di lettura. Eppoi ho ancora le ultime trenta pagine da leggere, le avrei lette nella pausa pranzo ma mi ha intercettato la nuova collega. Per fortuna il viaggio in autobus è lungo, quale migliore luogo per leggere il notturno bus dove poi l’ho letto praticamente tutto? Se solo non sobbalzasse così tanto, l’autobus! E soprattutto la mente non avesse voglia di perdersi oltre il finestrino e la città che scorre. Ci son sempre i gradini di San Petronio. Matera mi muore lì. Francesco e Leila decollano da lì. Mi resta anche qualche minuto per guardare attorno la piazza. Bologna è davvero bella ed io a volte riesco ad amarla quasi fosse mia. La sua ragnatela è micidiale.
M’incammino per raggiungere gli altri e in via Lame incontro Maria che scende dalla bici e prosegue con me a piedi. Abbiamo delle cose da dirci, anche delle tristezze da raccontarci.
Saremo pochi stasera: Mirca stava andando a consegnare un fascicolo dell’ultimo minuto in via Murri; Letizia ha Nembo convalescente; Angelo l’idraulico, non convalescente ma in casa; Luigi l’esame, con studi convalescenti forse; Gianluca dice che poi mi spiega; Milvia semplicemente non ce la faceva; Cristiana – sarebbe stata la sua prima volta – una bega di lavoro; Mercede e Ivonne non pervenute. Siamo comunque in nove ( ancora la perfezione più perfetta! ): Alberto, Maria, Rosanna, Katia, Chiara, Luisa, Lorenzo, Barbara - che bello! - ed io. Sul finale si aggiunge Natalia, il suo primo incontro, vediamo di non metterla in fuga.
Mi fa piacere la domanda iniziale di Lorenzo che ci chiede come sta il gruppo. Credo che il gruppo stia bene, quest’anno poi abbiamo letto tanto e molto di più rispetto all’anno scorso e, anche se ci sono stati dei passaggi curiosi, lo zoccolo è rimasto ed è assiduo ed è attento, ed ha ancora voglia di leggere assieme. Alberto pensa che avremmo potuto ampliarlo di più come gruppo. Lorenzo che si debba evolvere. Io credo che come gruppo abbiamo raggiunto davvero un buon livello di intimità e quindi anche di ottima comunicazione, sarà forse per questo che chi entra ora quasi si spaventa. Maria è d’accordo e anzi lei quasi s’imbarazza quando c’è qualcuno di nuovo. Quanto ad evolversi probabilmente il genere di letture che affronteremo nel prossimo ciclo ( il terzo! Evvai! ) potrebbe far la differenza. Si potrebbe per esempio azzardare di leggere dei classici, Pirandello e Deledda per fare dei nomi, o potremmo scegliere autori per argomento e spaziare oltre gli italiani e viventi. Appunto, italiani e viventi. Veniamo a Rigosi, ora.
Lorenzo non ha letto tutto ma gli è piaciuta molto la descrizione di Bologna, questa cartolina anni ’90 di posti che sta imparando a conoscere. Si è sentito coinvolto nel ricordo di un concerto mancato, quello di Petrucciani, dove sarebbe dovuto andare anche lui. La velocità della storia e le descrizioni particolareggiate con ritmo incalzante danno intensità al libro, dice. Già, aggiunge Katia, sebbene il finale risulti quasi scontato. E Chiara concorda. Ad Alberto il giallo non ha fatto impazzire, le scene son ben narrate, questo è indubbio, ma la trama non gli è parsa così chiara tant’è pensava che i due ce l’avessero fatta. Infatti il punto è, dice Rosanna, capire se Rigosi nasce come scrittore o sceneggiatore. Glielo chiederemo. Katia ci delucida sulla storia narrata e sembra, da intervista letta, che l’ispirazione sia venuta proprio da un episodio vero di una ragazza su un autobus. Maria ha fatto fatica a leggere, anzi voleva interrompere ma il desiderio di poter dire è stato più forte. Notturno bus è una sceneggiatura, dice veementemente, e non può meritare l’appellativo di romanzo giallo. Quelli di Carofiglio sono romanzi (santo subito Gianrico! ). Questo è un libro a quadri dove lei ha fatto una fatica pazzesca per non perdersi e ha dovuto segnare tutti i nomi man mano che individuava  un personaggio. Detto ciò, ridotto a zero il valore di libro, la sceneggiatura resta alta, aggiunge pacata. Con personaggi strepitosi. Rosanna ritiene che sia troppo ridondante di particolari questo notturno bus e chi scrive, qui Rigosi ma chiunque, non può non mettersi nei panni di chi legge, non pensare alla reazione del lettore. A lei affascinano gli scrittori che riescono a scrivere quasi avessero vissuto davvero le storie e cita ancora Carofiglio e il suo Guerrieri ( posso indire la causa di beatificazione per Gianrico scrittore? ). O anche Erri ( per lui niente causa di beatificazione. Erri è. ). Lui non le inventa le storie, ci dice Maria, avendo letto una sua intervista. Sembra che sia solo relatore di cose che vicine o lontane riempiono la sua vita. Eppoi mi pare d’aver capito che la sua vita sia stata così piena che può permettersi davvero d’avere materiale in abbondanza senza dover sforzare la fantasia. Torniamo a Rigosi che lo so che a breve chiameremo Giampiero. Ci perdiamo un po’ in questo mondo che davvero si snocciola sugli autobus, alle storie che, proprio come nel libro, si sfiorano senza saperlo, si vivono accanto, si disturbano, incappano le une nelle altre, e allora ci può stare che alla fine il Ragno con la sua ragnatela le divori, le accomuni in unico destino o, se non siete fatalisti, semplicemente in un unico progetto. Prendiamo il geometra Sacchetti: quante volte vi siete chiesti leggendo cosa c’entrasse nella storia? I più maliziosi, son certa, avranno pensato che metterci del sesso in un libro alza l’attenzione. Invece è solo che il nostro geometra, distraendosi per urgenze di sesso, finalmente ha fermato la corsa dei delinquenti.
Siamo tutti d’accordo che Rigosi col suo notturno bus ha fatto anche una fotografia spietata, non solo malinconica della Bologna anni ’90, di alcuni costumi, della corruzione, dell’ipocrisia, della disperazione. I personaggi sono inventati, può darsi, ma sono riconoscibili. Le situazioni anche. Oltre che i luoghi per noi. Così ci restiamo male quando Luisa insinua il dubbio che il film tratto dal libro sia ambientato a Roma. Ma come? E la ragnatela? Alberto cerca una recensione del libro e del film on line. Scopriamo che si ragiona in euro e non in lire nel film e che quindi i nostri anni ’90 sono riveduti nel nuovo millennio. Il resto però è uguale. Verrebbe da dire: schifosamente uguale.
Mentre discutevamo stasera mi sono sorpresa a rintracciare il filo conduttore della storia, come un sottofondo quasi impercettibile. Mi aveva colpito il personaggio di Francesco, l’autista di questo autobus ( il 20 o il 37 probabilmente ), che nella sua disperazione aveva trovato spazio per la pietà verso il travestito che resta sdentato in una frenata, quando di spazio per la pietà non doveva essercene più fuor che per se stesso. Ma soprattutto di Francesco mi ha colpito la sua capacità di sentire l’odore, di riuscire ad impregnarsi le narici di un passaggio così veloce come era stato quello di Leila. L’odore. L’olfatto sembra che sia la parte più antica del cervello, quello che insomma i nostri antenati hanno sviluppato e che forse ancora ci degrada o ci eleva ad animali. Per loro lo chiamiamo fiuto. Così mi sono sorpresa di riconoscere e sentire i vari odori che via via vengono descritti, non solo quello di Leila. L’odore della parmigiana, del tabacco, delle gomme sull’asfalto, della polvere da sparo, del sangue, del sudore, della pelle bruciata, di una dissenteria improvvisa, dei soldi e del sesso. Gli odori che le varie situazioni sprigionano insomma. Forse è l’odore l’anima di questo libro, quello che riesce a reintegrarlo come romanzo. Visto che manca di anima, come dice Maria. Matera però mi pare l’abbia l’anima. Mi è piaciuto come personaggio, mi piace chi sa gustarsi della buona musica e trovare sempre il tempo per farlo anche quando non è il tempo perché magari stai per ammazzare qualcuno. Roccaforte pure ce l’ha l’anima. Riesce a sognare e non è da poco in un uomo. Lascia pure poi che siano incubi! Io Rigosi me lo sono immaginato come Roccaforte. Avrei potuto immaginarlo anche come Matera ma visto che lo dobbiamo incontrare preferisco non renderlo assassino. Prepariamoci ad accoglierlo piuttosto, il 27.