Non andare cercando quale sorte il destino ha assegnato a me, a te; non consultare i maghi d'Oriente. E' meglio - vedi - non sapere; è meglio sopportare quello che verrà. Forse molti anni ancora stanno davanti a noi; forse questo inverno, che le onde del tirreno fiacca su la scogliera, è l'ultimo. Ma tu ragiona, vivi felice, e, poiché breve è la nostra vicenda, non inseguire i sogni di un futuro lontano. Ecco, mentre noi parliamo, il tempo invidioso se ne va. Cogli questo giorno che fugge, e non fidarti mai del domani.
(da Orazio, Odi, I, II)

sabato 30 giugno 2012

Mani


Mia madre non aveva mani per tenermi unita ( Mia Madre è un fiume ).
Quanto è crudele la memoria! Diserta le notti dove sicuramente sarà restata sveglia a tenere delle manine che non ricordano di aver risposto accarezzando la sua palma. Epperò son chiare quelle sere di fantasmi che non c'erano. Mi teneva unita una voce pacata, distratta pure lei dalla paura forse, le mani impegnate in altri due figli.

mercoledì 27 giugno 2012

L'ultima riga delle favole di Massimo Gramellini


A L'ultima riga delle favole non ci è arrivato quasi nessuno. Il libro non è piaciuto a chi lo ha letto e a chi ha provato a farlo. Ce ne siamo molto dispiaciuti perché invece l'autore ha tutta la nostra stima per le rubriche che conduce, sulla stampa o in televisione, e anche, per coloro che l'hanno già letto me compresa, per l'ultimo libro Fai bei sogni. Veniamo alla discussione dei coraggiosi presenti a questo incontro in attesa di 'Caron dimonio con occhi di bragia' e la brace a Bologna si sente tutta oggi. Luisa, padrona di casa, Maria, le due Patrizia e io. 
La verità è che il libro non si capisce cosa voglia essere, cosa abbia voluto raccontare. Non c'è una storia. Pare un'accozzaglia di massime, filosofie, religioni, tutto bello, tutto facile, tutto noioso. Io, dopo le prime centotrenta pagine, mi sono avvalsa della facoltà di raggiungere rapidamente la fine. Patrizia B. avrebbe preferito una storia. E' delusa, i personaggi sono inimmaginabili, trafugati forse  a una qualche religione orientale. Poteva essere apprezzabile, il libro, per le infinite domande che ci si può porre, solo che poi l'autore pare dire di arrangiarsi senza una narrazione per recuperare. Anche Maria è restata delusa. Lei pure aveva un'aspettativa molto alta ma la storia, presuntuosamente zen, le è risultata il racconto di una setta bieca. Patrizia R., ancora più feroce, sostiene che il dilettantismo e la presunzione sono stati lasciati passare in ragione della notorietà e cose già sentite sono apparse alle folle come intense. Gramellini ha un dono, la trasparenza, solo che in questo libro, misto di tante intenzioni, non ha portato in alcun dove. Brava! Una sorta di spirtualità equivoca, la incoraggia Maria. Avrebbe semplicemente potuto fare un testo umile, non scimmiottare Dante, per tornare a Caronte di cui sopra. Patrizia R. cerca di giustificarlo dicendo che uno famoso non avrebbe potuto rischiare di scrivere una robina autobiografica. Peccato che in un libro che parla d'amore non vi sia scritto nulla d'amore e pretende di trovarlo, l'amore, in una persona che non conosce. A questo punto Maria sente che più se ne parla più prova irritazione. Patrizia R. invece inizia a provare tenerezza. Meno male che il momento buono arriva sempre, diceva una famosa pubblicità di merendine. Gianrico. Maria ci parla della serata in San Domenico dove con altri due filosofi ha dialogato su Ira e Accidia ( temo che tra un po' si materializzerà lo spirito dantesco ) mentre lui avrebbe voluto fortemente discutere di Lussuria. Ma tra Carofiglio e Gramellini su un'isola chi scegliereste? chiede Luisa. Io non ho dubbi. Nessun dubbio anche sulla citazione che Luisa mi lancia in sfida, forse per vedere se merito l'isola con Gianrico? Stando alla risposta l'avrei meritata. Torniamo a L'ultima riga delle favole. Se è stato uno scherzo giuro che non leggerò più una favola. Epperò ha ragione Patrizia R. Cosa sarebbe dei nostri boschi se cantasse solo l'uccellino che canta meglio? 

sabato 9 giugno 2012

Assenze

Di lei è rimasta l'assenza ( Mia madre è un fiume ).
Siamo bravi a colpevolizzare le madri, i padri. Nessuno ce lo insegna quel mestiere, ognuno lo impara da sé. Ero convinta anch'io dell'assenza dei miei, è più facile non ammettere la propria. Almeno la giustificavo con l'impossibilità di occuparsi di tutti, oggettivamente. Pensavo poi che la distanza generazionale avesse avuto una gran parte. Da bambini, curiosi, scopriamo il mondo. Da grandi, bisognosi, scopriamo la vita. 

mercoledì 6 giugno 2012

Il Mondo deve sapere di Michela Murgia


Il mondo deve sapere che abbiamo avuto il terremoto e con questo iniziamo a parlare stasera. Rosanna, sempre presente, non c'è proprio perché è in aiuto nelle zone colpite. Da Luisa ci siamo ritrovati io, Maria, Sarah, Patrizia R., Patrizia B., Lorenzo, Elke e Manjolia. Sul terremoto si dice che ci stiamo abituando o che stiamo cambiando le nostre abitudini, che a Bologna la torre del Mulino Parisio è stata messa in sicurezza dopo l'ultima scossa avvertita nel ravennate e che forse sarà abbattuta, almeno per la parte pericolante. Un aneddoto sul terremoto e poi cominciamo la discussione. Due coniugi nella notte a Crevalcore. Lei: cos'è stato il temporale? Lui, sulla sedia a rotelle: no, il terremoto. Dormi. Poi Lorenzo che si chiede chi ritroverebbe il mio quadernino sotto le macerie. Sorridiamo ma, come dice Manjolia, è un brutto sensamento 'sto terremoto.  
Lorenzo ci fa un regalo riguardo alla precedente lettura. Ha trovato in rete un'intervista a una donna sarda che è venuta a sapere dell'Accabadora. E' sconvolgente come la donna creda o voglia far credere che fosse la presenza di un piccolo giogo sotto il cuscino ad avvicinare la morte. 
Il mondo deve sapere è stato noioso per Elke. In alcune parti ha sorriso, in altre è stata colpita dalla durezza delle punizioni per i mancati obiettivi, ma di sicuro non le è piaciuto. Anche Maria ha sorriso, ha atteso, ma ha atteso e basta. Non c'è vita di relazione in questo falso romanzo di una telefonista, al contrario del film. Ha sperato anche nell'effetto sorpresa, sta bene come libro denuncia, ma l'ha irritata la postfazione assolutamente vanagloriosa. Non era necessario mettere in un quadretto l'assenza di comportamento, non ci crede nessuno che non immaginava cosa poteva essere quel libro per chi viveva in quella condizione. Già. Sono d'accordo. L'autrice sostiene di essersi stupita molto all'indomani della pubblicazione  per aver ricevuto numerose lettere di telefonisti che ringraziavano per la denuncia. Lei la rappresentanza sindacale non l'aveva presa in considerazione. Era il diario di un'esperienza lavorativa. Semplicemente. Lorenzo accetta la motivazione dicendo che probabilmente all'epoca del libro non c'era ancora reazione alle nuove condizioni lavorative. Anche Luisa è d'accordo. Si iniziava a contrattare il lavoro secondo la legge Biagi, ancora non si capiva, ancora non si poteva fare niente. Non è che non si potesse fare niente, interviene Manjolia, è da soli che non si può fare niente. E' da soli che non si può cambiare il mondo. Le 'minaccette' ci sono ovunque, se vuoi lavorare, non stava denunciando il precariato ma le pressioni psicologiche. Quelle istituzionali di ogni azienda, intervengono Sarah e Patrizia R. Si forma il personale secondo una propaganda aziendale seguendo un lavaggio del cervello ben definito. Ci si ritrova ad essere invischiati in tutto, non solo a vendere. E' per questo che Patrizia R. ha visto il libro quasi come un esorcismo. A lei la postfazione, che ha tanto irritato me e Maria, è arrivata onesta. E ci crede che l'autrice abbia titubato a farsi pubblicare una cosa del genere, difatti per salvarsi lei aveva iniziato a scrivere in un blog. Il fatto che non vi sia un finale all'americana denota un forte rispetto riguardo a quello che voleva fare: dare lo spaccato di una vita tragicamente ferma. Questo è. Può essere, conferma Patrizia B. Può essere che davvero gli episodi riportati siano solo delle lapidi. Esorcismo, lapidi...ma voi che casalinghe siete? chiede Lorenzo. Sarah, con un neologismo di un suo amico, dice d'essere cazzalinga. Patrizia R. ci informa che nel suo frigo c'è uin cartello che ammonisce di non toccare perché si stanno testando i campioni. Manjolia, più poetica, sempre nel frigo ha la polvere che cade dalle stelle. Ossignore! Sono preoccupata per l'unico nostro uomo. Dopo  la maternità della scorsa volta che non è così innata nelle donne, gli stiamo pure distruggendo la casalinga. Lui accetta e, da conte quale è, dice che forse è solo un altro segno del cambiamento dei tempi, il fatto che la donna non faccia più le pulizie. Non è che non le facciamo più, diamo delle priorità. Ed è cambiamento pure questo. Sul finale Maria ci fa un regalo. Lei ha letto pure Ave Mary, e la Chiesa inventò la donna, di Michela Murgia. E' contagiosa quando legge qualche pezzo, a tutti è venuta voglia di leggerlo.