Eccolo il mio primo libro del 2013, Corpi e anime. Regalo dell'anima. Poi un breve ricordo.
La storia, intrecciata in storie diverse, fotografa l'ambiente della cura di inizio '900, i drammi dei malati, l'espropriazione della malattia al malato come esercizio per il medico e, per quest'ultimo, il quasi inevitabile indurirsi del cuore. Quasi inevitabile. Appunto.
Mentre leggo ripenso a un mio piccolo amico scomparso un cinque gennaio di qualche anno fa. Se ne andò col corpo maltrattato dalle amputazioni che pretendevano di salvargli la vita, con la Scienza che mal accettava l'indisponibilità della sua piccola vita e della vita di ognuno. Non mi davo pace allora, neppure adesso a dire il vero, di tanta violenza nel curare, di tanto accanimento brutale sui corpi, di tanta asetticità pure dei sentimenti. Non era umano. Ma, come direbbe il mio amico Salvo, che tiene a cuore - è il caso di dire - l'ambiente della cura, è paradossale che vi sia qualcosa di non umano tra uomini. Già.
Il libro è un grido, un'invocazione, la pretesa di una relazione amorevole, sacrale.
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