Non andare cercando quale sorte il destino ha assegnato a me, a te; non consultare i maghi d'Oriente. E' meglio - vedi - non sapere; è meglio sopportare quello che verrà. Forse molti anni ancora stanno davanti a noi; forse questo inverno, che le onde del tirreno fiacca su la scogliera, è l'ultimo. Ma tu ragiona, vivi felice, e, poiché breve è la nostra vicenda, non inseguire i sogni di un futuro lontano. Ecco, mentre noi parliamo, il tempo invidioso se ne va. Cogli questo giorno che fugge, e non fidarti mai del domani.
(da Orazio, Odi, I, II)

lunedì 13 dicembre 2021

Luna Rossa di Lorenzo Sassoli de Bianchi

Quando è uscito questo libro, Bologna è stata tappezzata di una enorme luna rossa su ogni cosa visibile. Mi sembrava di rivivere una delle mie paure di bambina, quella di essere seguita sempre e ovunque da una presenza misteriosa. Invece, in città, si trattava solo di una colossale operazione di marketing. Solitamente le cose troppe pubblicizzate mi respingono e a nulla era valsa l'aspettativa della prefazione di Renzo Arbore fino a quando Marco non ha proposto la Luna Rossa come lettura di gruppo. 

Il libro racconta della famiglia Romano, tra Napoli e New York, e di un sogno americano. 

Per rendicontarvi la serata di discussione parto dal contributo di Francesca. Una favola. La saga della famiglia Romano è particolarmente fantasiosa e forse fin troppo ricca di sincronicità per essere vita vera. Le favole la emozionano, ma non questa. Probabilmente a causa della struttura del libro e del linguaggio utilizzato. Eccessive le citazioni mitologiche, storiche, musicali. Uno sfoggio di grande cultura e conoscenza non necessario al dipanarsi del racconto. Il linguaggio troppo ricercato e aulico, mero esercizio di stile, ha raffreddato l'umanità del racconto e le sue emozioni di lettrice. Ma, come ogni favola, ha la sua morale, che si esprime così: Tutti siamo capaci di sognare, il mondo è pieno di idee, di inventiva, di progetti, ma dare corpo all'immaginazione, realizzare le fantasie è l'impresa più difficile. La tensione continua tra utopia e realtà si scioglie solo con il lavoro duro, con la tenuta dei propri ideali, con la capacità di rischiare il ridicolo, di affrontare il sorriso ironico di chi sta coi piedi per terra, di chi si ammanta del buon senso comune. Sfidare i nostri limiti ci fa crescere come esseri pensanti e ci evita di sbattere, come pecore di un gregge, contro il muro delle convenzioni. 

Marco, invece, è stato colpito proprio dalla presenza delle tante citazioni. Lui si appassiona nella ricerca. Condivide che sia una favola, anche se poi c'è tanta realtà. Ad ogni modo, una favola a lieto fine, una storia positiva. Con sogni, tanti, che a volte possono avverarsi. La bellezza di questo libro è racchiusa in un'unica frase: Applausi al silenzio, la lingua suprema, la voce con cui Dio parla agli uomini. 

Maria contesta la favola. Così Giuseppina. 

Monica dice di mancare di cultura musicale, ma si è aggrappata alla storia sebbene il linguaggio sia risultato rumoroso.

A Patrizia R. non appartengono musica e napoletanità e non è stata spinta a cercare, come Marco.

Elena, pur a fatica all'inizio, si è lasciata prendere dalla storia e si è abituata allo stile. Ma non è riuscita a partecipare alle emozioni dei personaggi.

Sarah non trova Caruso così bella...

Io? Concordo con Francesca sulla favola. Il linguaggio credo che sia quello dell'autore. L'errore è stato lasciar parlare i personaggi con la sua stessa lingua. Non concordo sulle sincronicità. Ci sono anche  accadimenti asincroni nella storia: il licenziamento, la condizione di migranti, la morte. Eppure ha un lieto fine. E, per una volta, visto il tempo che stiamo vivendo, confido e punto tutto sul lieto fine. 

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