Non andare cercando quale sorte il destino ha assegnato a me, a te; non consultare i maghi d'Oriente. E' meglio - vedi - non sapere; è meglio sopportare quello che verrà. Forse molti anni ancora stanno davanti a noi; forse questo inverno, che le onde del tirreno fiacca su la scogliera, è l'ultimo. Ma tu ragiona, vivi felice, e, poiché breve è la nostra vicenda, non inseguire i sogni di un futuro lontano. Ecco, mentre noi parliamo, il tempo invidioso se ne va. Cogli questo giorno che fugge, e non fidarti mai del domani.
(da Orazio, Odi, I, II)

lunedì 11 marzo 2013

Borgo Propizio, Loredana Limone

Abbiamo letto questo libro perché, quando era stato suggerito, B.Lavinia si era entusiasmata per le due sorelle, Mariolina e Marietta.
In breve, appunto, è la storia di due sorelle che temevano di invecchiare zitelle - e una forse ci invecchia dopo il libro - di Belinda fissata con le mucche, anzi mucchette, della zia Letizia e del Gran Musicante, di Cesare e Claudia. Tutto si svolge in un borgo. Propizio, appunto. E il tema è l'amore.
 
Non è stato il libro che ci aspettavamo. Tutti d'accordo, Maria, B.Lavinia, Patrizia B., Sarah, Marco, Alessandra, Rosanna, Elke ed io.
Per Marco è il libro più scazònte che abbia mai letto. L'ha rinominato Borgo Prepuzio. Anche se deve ammettere che una frase bella, che porta delle riflessioni, l'ha trovata Ami come meglio puoi una persona, ma non riesci ad amarla nel modo in cui lei vuole. Per il resto trova che il libro sia disarmante, e tutte le sue paure rispetto al livello alto di questo gruppo sono cadute.
Hmmm.
Maria ha sentito un vuoto imbarazzante in questa lettura. Pare che tutto sia messo in piedi per superare la banalità, vedi la storia di S.Gregorio Magno che, secondo Marco, non vale neppure l'indagine.
Ad Alessandra però è piaciuto, perché ironico e leggero.
Sarah quasi si è scusata, era stata lei a proporlo.
Elke pensa che l'autrice l'abbia tirata troppo per le lunghe, ma che la storia sia proprio sempliciona, leggera. Un po' s'è persa nei meandri del Borgo.
B.Lavinia, che pure s'era entusiasmata, non ha trovato alcun personaggio di spessore.
Solo Rosanna prova a riscattare la storia. La legge come una provocazione. Come un annuncio disatteso, adesso viene il bello e poi lo sdrammatizza. Un po' la presa in giro di una soap opera, dove di ogni personaggio coglie il lato poetico, ma anche comico. Poi, ammettiamolo, siamo vissuti anche noi di fotoromanzi, conclude. E ci devi scrivere un libro? Chiede Maria.
Ci sono situazioni asfittiche in cui resti condannato, dice di nuovo Rosanna. Così, ci prova l'autrice a farti innamorare dei personaggi per poi subito ridicolizzarli.
Io non l'ho capita questa lettura di Rosanna. E, tornando alla storia, mi ha infastidito, e non solo a me, la volgarità gratuita, da qui la ridenominazione del titolo da parte di Marco. Ad ogni modo l'unico personaggio che mi ha incuriosito è Cesare. Non per niente l'unica frase degna di essere ricordata è sua.
 
 
Peccato. Per questo libro, peccato.

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