Non andare cercando quale sorte il destino ha assegnato a me, a te; non consultare i maghi d'Oriente. E' meglio - vedi - non sapere; è meglio sopportare quello che verrà. Forse molti anni ancora stanno davanti a noi; forse questo inverno, che le onde del tirreno fiacca su la scogliera, è l'ultimo. Ma tu ragiona, vivi felice, e, poiché breve è la nostra vicenda, non inseguire i sogni di un futuro lontano. Ecco, mentre noi parliamo, il tempo invidioso se ne va. Cogli questo giorno che fugge, e non fidarti mai del domani.
(da Orazio, Odi, I, II)

lunedì 13 agosto 2012

La narice del coniglio di Paola Mastrocola

In un volo Bologna Madrid, decollo e atterraggio esclusi, è facile leggere questo racconto lungo di Paola Mastrocola. Subito la semplicità della narrazione può portarti a pensare ad una storia banale e a preferire le nuvole. Eppure s'intuisce la ripetizione di un essenziale invisibile agli occhi mascherato da sberleffo. A poche pagine dalla fine l'intuizione si esplicita così. 

La vita va avanti per la sua strada, non ci pensa, e metti che una volta o due capiti che quel che porta con sé non solo ti interessi, ma sia proprio la cosa giusta per te, quella che nemmeno ti sognavi tanto è giusta. Allora devi stare pronta col guantone da baseball ad afferrarla, se no la palla ti scavalca, ti passa sulla testa e chissà dove nel prato lontano va a cadere, e mica ti ripasserà mai una palla così.  


2 commenti:

  1. Molto spesso si intuisce la 'cosa' dopo che la palla ci ha scavalcato e non si trova più. Bisognerebbe forse fornirsi di guantoni da baseball professionali. Chissà....
    Salvo

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  2. Nella storia la palla che scavalca non si sa se non la si trova più, solo che va a finire lontano. E pazienza allora se non la si è presa col guantone...

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